Come vestire un defunto prima di inserirlo nel feretro

La cura del defunto è un rituale che si perde nella storia, le testimonianze più antiche si trovano nei poemi omerici, ed indipendentemente dalla religione professata, per molte culture questa pratica è considerata propizia per il viaggio del defunto nell’aldilà, la non celebrazione di adeguati onori funebri potrebbe condannare l’anima a vagare senza pace.

Il rito tradizionale della vestizione della salma e delle onoranze funebri ha subito con il passare del tempo delle modifiche che hanno fatto perdere alcune credenze e che hanno portato ad una diversificazione territoriale delle consuetudini funebri. Ancora oggi viene riservata attenzione alla vestizione del corpo del defunto, all’esposizione della salma, alla veglia funebre ed alla collocazione nella bara del corredo funebre. La vestizione non si esegue subito dopo il decesso, ma si lascia passare il tempo necessario affinché si verifichi il fenomeno post mortem (rigor mortis) così da rendere più agevole la preparazione della salma.

Per quanto riguarda la vestizione questo compito può essere svolto dai familiari oppure dalla ditta di onoranze funebri che in particolari circostanze è la sola che può preparare il defunto; anche nel nostro Paese sta prendendo piede la pratica di truccare i morti in modo da restituirgli un aspetto più decoroso.

La cura di preparare il morto in alcune località italiane viene eseguita dai familiari che onorano il proprio caro tributandogli l’ultima testimonianza di affetto e di devozione; talvolta lo stesso defunto prepara il suo corredo funebre per tempo scegliendo personalmente biancheria, vestito, scarpe e qualche oggetto che lo accompagni nella tomba, una pratica tipica soprattutto delle donne delle comunità contadine del Sud.

Spesso gli abiti per la ricomposizione della salma vengono scelti dai membri più stretti della famiglia, seguendo i gusti del dipartito e le usanze funebri che invitano a far indossare degli abiti dalla vestibilità comoda e leggermente più abbondante perché il corpo di un morto tende a dilatarsi come i piedi, per cui è bene non far indossare delle calzature strette, meglio scegliere una misura in più. Per consuetudine si fanno indossare ai defunti anziani uomini e donne degli indumenti scuri ed eleganti dal taglio sartoriale, per i più giovani è bene rispettare le abitudini vestiarie legate ad un particolare ricordo della vita del defunto con uno stile personale.

vestizione di un defunto

Si possono acquistare nuovi abiti, soprattutto in caso di morte improvvisa, le agenzie funebri possono proporre dei capi dal design sobrio perfettamente conformabile a più taglie. Per la vestizione della salma si usano quindi abiti scuri di marca o no, seguendo le eventuali indicazioni espresse in vita dal defunto, rispettando stile e personalità; di solito non si adoperano abiti nuovi mentre le scarpe devono esserlo, in caso di morte di bambini o giovani donne nubili si usano vestiti ed arredi funebri bianchi.

Alcuni personaggi famosi hanno lasciato scritto nei loro testamenti dei desideri eccentrici legati alla loro vestizione e sepoltura, tra le ultime richieste eclatanti va segnalata quella di Gene Roddenbery, creatore di Star Trek che ha richiesto che i suoi resti fossero tumulati nello shuttle Columbia nello spazio; hanno destato scalpore le ultime foto del corpo di Whitney Houston nella bara pubblicate in prima pagina dal National Enquirer dove il corpo della cantante appare disteso dentro una bara di bronzo aperta mentre indossa il vestito viola preferito, delle pantofole dorate e circa 500.000 dollari di gioielli.

Il corredo per accompagnare il defunto

La vestizione del defunto è legata a credenze di retaggio popolare da ascrivere a superstizioni ma anche a tradizioni religiose, che vedono nell’aldilà la prosecuzione della vita terrena: si ri­tiene che l’anima sia soggetta alle stesse necessità materiali del corpo. Oltre a provvedere a preparare la salma con il giusto vestiario, in alcune località dell’Italia persiste ancora la consuetudine di porre nella bara alcuni oggetti cari al defunto o che gli erano necessari in vita ma anche messaggi, si tratta di un’abitudine che dovrebbe risalire ai tempi del paganesimo greco-romano in base alla quale si pensava di rendere il viaggio nell’aldilà meno pauroso ma anche di mantenere con il defunto un legame.

Talvolta il defunto può indicare nel testamento di essere sepellito con oggetti che sono stati indispensabili nella sua vita. Ci sono degli oggetti che per tradizione vengono posti nella bara legati al culto religioso quali: il rosario, la medaglietta della Madonna o di un santo, la croce, il libro delle preghiere. Fanno parte del corredo funerario secondo i rituali più antichi di cui abbiamo testimonianza anche degli oggetti di uso pratico che dovrebbero essere impiegati per rendere più agevole il viaggio nell’aldilà: un tozzo di pane, una moneta, una borraccia, una lanterna.

È ancora diffusa l’usanza di porre tra le mani o nella tasca del morto qualche moneta per pagare il traghetto del fiume Giordano secondo la tradizione cristiana, nel rituale pagano si parla del fiume acheronteo e della traversata di Caronte che richiede un dazio; il corpo del morto deve essere accompagnato non solo da monete ma anche da un pezzo di pane da buttare al cane infernale.

Delle usanze sono tipicamente regionali o locali, ad esempio in Emilia si seppelliva il defunto con dei giochi per passare il tempo durante il viaggio; in alcune zone dell’Abruzzo, si metteva nella bara un profumo ed un fazzoletto con il suo nome; in alcuni paesi della Calabria si collocava accanto al corpo del defunto un asciugamano per asciugare il corpo che deve presentarsi al cospetto di Dio dignitosamente. L’usanza di porre nella bara o su di essa oggetti personali si sta perdendo a causa del venir meno del rispetto delle tradizioni popolari ma anche per contrastare gli episodi di sciacallaggio che portano alla violazione delle tombe da parte di tombaroli che cercano oggetti di valore.

Vestirsi a lutto

Chi partecipa ad un funerale deve vestirsi adeguatamente, ci sono alcune regole appropriate da rispettare da parte della famiglia del defunto e dai partecipanti al funerale. L’abbigliamento più consono secondo il galateo è quello sobrio e nero almeno per i familiari del defunto, oppure si possono indossare delle tonalità scure. Per gli uomini sono consigliati abiti classici o casual, le donne dovrebbero evitare abiti e gonne corti e le scollature profonde, anche nel trucco e negli accessori è bene non eccedere.

Il nero come simbolo di lutto da indossare dopo la morte del proprio caro è un’usanza che si è persa da decenni, anche se nei piccoli paesi del Meridione le donne più anziane sono ancora fedeli a questa testimonianza di dolore se restano vedove. In base a quanto previsto dal galateo, il lutto deve essere rispettato per sei mesi, seguono tre mesi di mezzo lutto in caso di perdita del coniuge, dei genitori, dei suoceri o dei figli; il periodo di lutto si riduce a tre mesi per fratelli, sorelle, nonni, cognati, generi e nuore. Il lutto implica per le donne vestirsi di nero, in estate si possono indossare indumenti bianchi con accessori neri o viola evitando i gioielli; nel periodo di mezzo lutto è concesso vestirsi di bianco, nero, grigio e viola; il galateo del lutto invita gli uomini ad esibire un nastrino nero sul bavero della giacca oppure cravatta, calze e scarpe nere. Questo perchè, sembrerà strano a dirsi, ma esiste un certo galateo dell’abbigliamento da funerale.

Oggi è opinione comune ritenere che il vestire a lutto sia una mera apparenza mentre è più importante portare nel cuore il ricordo di un morto, non mancano però dimostrazioni diverse di vivere la dipartita di un caro come nel caso delle figlie che indossano dopo la morte della madre la sua fede nuziale oppure i suoi gioielli; anche i capi di abbigliamento e gli oggetti personali e di lavoro del defunto vengono custoditi dai membri della famiglia che li indossano o li utilizzano in ricordo di chi non c’è più sulla terra ma vive nei propri pensieri.

One Response

  1. NicoleRutherford

Leave a Reply