Morto Ingvar Kamprad: sepoltura in una bara ikea?

Lo scorso 28 gennaio 2018, il colosso svedese dei mobili low cost ha annunciato sull’account Twitter la morte del fondatore Ingvar Kamprad, che si è spento serenamente dopo una breve malattia nella sua casa di Smaland, nel sud della Svezia il giorno precedente. Il padre di IKEA nonostante potesse contare su un patrimonio personale da Paperone (stimato circa 33 miliardi di dollari) conduceva una vita riservata e frugale e di lui non si sentiva spesso parlare. Ingvar Kamprad è stato un ragazzo prodigio: è riuscito a creare a soli 17 anni nel 1943 un vero e proprio impero economico, con centri commerciali aperti in quasi tutto il mondo con 190 mila dipendenti. Da piccolo commerciante di fiammiferi a patrono del colosso del mobile low cost, Ingvar Kamprad ha avuto la grande intuizione di produrre mobili a prezzi economici da montare a casa, decretando il successo dell’arredamento moderno, esteticamente essenziale e funzionale. La scelta del nome IKEA nasce dalla fusione tra le iniziali del suo nome e cognome (IK) e le prime lettere della fattoria di famiglia dove è cresciuto (Elmtaryd) nel suo paese natale Agunnaryd. In pochi decenni IKEA è diventato un gigante mondiale della mobilia economica e componibile anche se Ingvar Kamprad non ha voluto quotare in borsa l’azienda che ha potuto però espandersi fuori dai confini svedesi: in Europa i primi negozi IKEA sono stati aperti negli anni ’70; in Italia sono arrivati nel 1989.

Ingvar Kamprad vicino negozio ikea

All’origine del brand svedese vi è una visione intelligente e green: produrre mobili a pezzi per ottimizzare l’uso del legno, e di farli montare dai clienti per un risparmio economico. Per promuovere un ottimo rapporto prezzo-qualità, IKEA ha seguito un modello imprenditoriale volto alla continua ricerca di un buon livello di qualità a costi ridotti, producendo sempre mobili ed arredi modulari da assemblare e dal design moderno. La rapida ascesa dei mobili svedesi a prezzi convenienti è stata in passato contrastata, soprattutto dai mobilieri tradizionali nei mercati dove è approdato un negozio IKEA, dando vita a delle forme di boicottaggio che non hanno influenzato i clienti che hanno confidato nella convenienza dei prodotti. Se da una parte la concorrenza si è prodigata per screditare i mobili svedesi, mettendo spesso sotto accusa la scarsa qualità dei materiali destinati ad un’esistenza labile, dall’altra non sono mancati casi di emulazione dei prodotti IKEA da parte degli stessi detrattori.

La filosofia del “fare economia risparmiando” anche nella vita

Nato dal mondo contadino, Kamprad non amava sprecare, ed applicava la filosofia di “fare economia risparmiando”, anche nella sua vita privata. ”Con i soldi – spiegava – sto abbastanza attento. Sono una specie di scozzese di Svezia. D’altronde se incomincio a comprare beni di lusso spingo gli altri a imitarmi ed è importante che i leader diano il buon esempio’‘. La messa in pratica di questo modus vivendis si traduceva in un’esistenza parsimoniosa: viveva negli ultimi anni in una modesta villetta vicino a Aelmhult, la cittadina della regione meridionale di Smaland dove era nato; vestiva abiti modesti; non frequentava ristoranti costosi; guidava una Volvo vecchia di 15 anni; faceva la spesa al mercato di pomeriggio quando i prezzi si abbassano; si spostava con la metropolitana oppure in autobus. Sono leggendari due episodi che dimostrano la vocazione di mister IKEA verso una vita oculata, si dice che durante una cerimonia nella sua cittadina natale, che gli aveva eretto una statua, dopo aver tagliato il nastro inaugurale lo avesse ripiegato e riconsegnandolo al sindaco gli sussurò :”Può essere ancora usato”; un altro episodio iconico riguarda la scelta di abbandonare dopo molti anni il parrucchiere di fiducia per sostituirlo con uno più economico.

Nella lunga vita del signor Kamprad si rintracciano dei nei: i suoi legami con il movimento giovanile nazista durante la Seconda Guerra mondiale, una scelta definita da lui stesso “il più grande errore della mia vita”; i problemi di alcolismo; la decisisione di vivere in Svizzera (dal 1977 al 2014) assieme alla moglie Margaretha per ragioni fiscali, ma dopo la morte della moglie l’imprenditore tornò in Svezia per poter vivere a casa, tra amici, parenti e dipendenti considerati una vera famiglia.

Per quanto riguarda il suo ruolo in azienda, Kamprad aveva abbandonato tutte le cariche operative nel 1988, ma aveva continuato a collaborare come consulente senior; nel 2012 aveva lasciato la guida dell’azienda ai tre figli: Peter, Jonas e Matthias, pur mantenendo un certo peso decisionale; ciascuno dei figli occupa oggi una poltrona importante in azienda: Mathias in Inter Ikea, Peter in Ikano, Jonas in Ikea Group.

Ultimo addio

Chissà se mister IKEA avrebbe scelto di essere sepolto in una bara economica della sua azienda se solo la notizia della sepoltura economica e sostenibile con modelli di casse da morto IKEA fosse stata vera. Questa fake news comparsa online qualche anno fa, si è subito rivelata una bufala dimostrando che il low cost non può applicarsi a tutto. La notizia delle bare IKEA economiche (link http://feretro.it/prezzi/) e da montare si riferiva ai 3 modelli: Defunktö, in mordente anticato; Lukto, la versione in pezzi unici intrecciati a mano; Sälm in cartone 100% riciclato, un modello alquanto economico. Tenendo conto di queste informazioni relative ai materiali è facile capire che si è trattato di una notizia infondata visto che non sarebbero state rispettate le norme che regolamentano la sepoltura, facendo riferimento alla necessità di assicurare la resistenza meccanica per il supporto del corpo e l’impermeabilità del feretro (legno massiccio e lastra di zinco o piombo, oppure cassa metallica ermeticamente chiusa mediante saldatura).

Quello che è certo, come rivelato dalla stampa, riguarda la massiccia partecipazione ai funerali da parte della gente comune capitanata dalle famiglie dei dipendenti IKEA: la grande famiglia di Ingvar Kamprad. Diverse autorità e grandi personalità svedesi ed internazionali sono intervenute per dare l’ultimo saluto al fondatore di IKEA e tra le parole di stima ci sono quelle primo ministro svedese Stefan Lofven che ha detto di lui: “Imprenditore unico, ha contribuito a esportare la Svezia nel mondo”.

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